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TFY2015 - Il LOGO

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Il LOGO di TURIN FOR YOUNG, il progetto operativo di accoglienza dei giovani a Torino nell'anno pastorale 2014-2015  per il Bicentenario della nascita di don Bosco, l'Ostensione della Sindone e l'attesa visita di Papa Francesco, si ispira al motto scelto dall'Arcivescovo Mons. Cesare Nosiglia «L'amore più grande».

L'«headline» TURIN FOR YOUNG esprime l'accoglienza che Torino (Diocesi e Istituzioni civili) offre ai pellegrini giovani in visita alla Sindone (rappresentata dalla cupola del Guarini) e ai luoghi salesiani (rappresentati dalla cupola di Maria Ausiliatrice). La particolare costruzione delle linee richiama idealmente i caratteristici portici piazze di Torino, evocando anche il cortile di Valdocco, primo Oratorio di don Bosco.

Complessivamente è un invito ad entrare nel mistero dell'amore più grande dischiuso dalla Sindone e dall'opera educativa di don Bosco, ma è anche un invito a visitare la città e le sue ricchezze. 

Di seguito puoi scoprire la bellezza delle due cupole e il loro significato spirituale.  

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La Cappella, che ospitò la Sindone dal 1694 fino all’incendio avvenuto la notte fra l’11 e il 12 aprile 1997, venne commissionata nel 1610 a Carlo di Castellamonte e Ascanio Vitozzi dal duca Carlo Emanuele I di Savoia per conservare la preziosa reliquia di proprietà della famiglia Savoia.

La Cappella è collocata dietro l’abside del Duomo ed è adiacente al Palazzo Reale, venendo a costituire il luogo di incontro, nel nome del sacrificio di Cristo, del popolo e del sovrano. Poiché Cattedrale e Reggia sono ad altezze diverse la Cappella si trova allo stesso livello di quest’ultima, il popolo poteva accedervi attraverso due portali posti ai lati del presbiterio del Duomo salendo due scalinate, mentre il principe poteva entrarvi mediante un passaggio diretto, in asse con la navata della chiesa.

Col tempo i progetti vennero modificati dal figlio di Carlo di Castellamonte, Amedeo e poi dallo svizzero Bernardino Quadri.

I lavori per la costruzione iniziarono nel 1657.

Nel 1667 Carlo Emanuele II di Savoia affidò il progetto al frate teatino e architetto Guarino Guarini, quando egli subentrò la costruzione era arrivata al cornicione del piano più basso, ma riuscì a rivoluzionare il progetto sviluppando una straordinaria struttura a torre che trasfigurava l’interno della cappella in un’immagine di ascesa vertiginosa, segnalata all’esterno nella singolare forma di guglia traforata.

Il progetto si basava sull’idea della Sindone come testimonianza estrema del mistero della Redenzione, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo.

L’architettura stessa diventa dunque l’esperienza per “salire dentro la morte” fino alla luce della gloria divina.

Alla cappella si accede grazie a due portali in marmo nero, ai lati dell’altare maggiore del Duomo, che introducono a due scalinate, ripide con bassi gradini semicircolari, rivestite in marmo scuro, zona in penombra che assume un significato di salita penitenziale.

Alla fine delle due scalinate si entra in due vestiboli circolari delimitati da nove colonne in marmo nero. Dai due vestiboli si arriva alla cappella a pianta circolare, dove al centro è posto l’altare barocco di Antonio Bertola, che custodiva, fino all’incendio dell’aprile 1997, in una teca in argento e oro, la Sindone. La zona dei vestiboli e intorno all’altare è in penombra. La parte più interessante della cappella è sicuramente la cupola, tra le più alte creazioni del Barocco, che vista dall’interno appare sorretta da sei ordini di archetti sottesi a forma di esagono, sovrammessi e sfalsati, progressivamente più stretti dal basso verso l’alto, fino a racchiudere al vertice un cerchio inscritto in una stella a dodici punte. Tale zona è caratterizzata dalla luce che filtra dalle sei monofore ad arco del tamburo e dalle aperture superiori.

Non meno notevole dell’interno è l’esterno. Il motivo principale nella zona inferiore sono le sei grandi monofore del tamburo protette da un cornicione ondulato. Al di sopra si innalza la copertura tronco-conica sorretta da dodici costoloni tra i quali si inserisce il complesso intreccio di archetti che disegnano le numerose aperture a semicerchi, sulla cupola poggia un piccolo tamburo circolare finestrato sormontato da tre anelli che diminuiscono di misura, coronato dalla lanterna con struttura a pagoda.

Lettura simbolica

Si può notare come una concezione trinitaria pervade l’intera costruzione. Tutta l’opera fa riferimento al numero tre e ai suoi multipli.

All'esterno della cupola, nel tamburo, sei sono i finestroni, dodici sono gli archi esterni divisori, tre sono i gradini che sostengono la lanterna la quale è, a sua volta, divisa in tre piccoli cilindri sovrapposti.

All'interno il numero tre si trova nello schema planimetrico (triangolo equilatero), nei tre ambienti (due vestiboli e cappella), nell'iterazione delle colonne (a gruppi di tre), nelle tre volte in cui sono tripartite le scale e nelle tre nicchie per parte nelle pareti corrispondenti, nei tre arconi che rinserrano il tamburo della cupola, negli esagoni (multipli di 3) che decorano i sottarchi.

Le linee ondulate ampiamente usate nella forma esterna della cappella, costituiscono un'altra esplicita allusione simbolica di carattere astrologico.

Un riferimento di questo tipo si può individuare anche nello schema di base dell'impianto della cappella che richiama quello rappresentativo dell'eclissi di sole, così come venne disegnato dal Guarini nell'opera Caelestis Mathematicae.

Le stelle presenti sul pavimento e sulla sommità della cupola hanno un chiaro riferimento astrologico e cosmologico.

L’intera costruzione assume perciò un significato emblematico: in ogni realizzazione geometrica il dogma della Trinità viene riaffermato.

La Sindone e gli incendi

Due incendi hanno minacciato, nel corso della storia, la Sindone.

Il primo avvenne nel 1532, quando il Sacro Lino era conservato nella Sainte Chapelle del castello sabaudo di Chambery, in Francia. L’incendio devastò la Cappella nella quale era conservata la Sindone, custodita all’interno di una cassa di metallo che, a causa dell’intenso calore sviluppatosi, si fuse andando a cadere sul tessuto e creando una serie di fori simmetrici - il Lenzuolo era infatti conservato ripiegato -, i cui segni sono ancora oggi visibili. Le monache clarisse di Chambery, nel 1534, tentarono di riparare il Sacro Lino cucendo un altro telo di rinforzo sotto, detto telo d'Olanda, e applicando sopra i fori delle pezze di lino triangolari.

Nel 2002 quel secondo telo d'Olanda fu scucito e così per la prima volta gli studiosi furono in grado di apprezzare il Telo anche sul retro ed eseguire importantissime analisi scientifiche. Sotto il telo d'Olanda si erano accumulate microscopiche quantità di polveri carboniche e sostanze estranee, che le moderne tecniche d'indagine hanno permesso di individuare. A lungo andare, queste sostanze inquinanti avrebbero prodotto ulteriore degrado e andavano rimosse. Inoltre vennero tolti i drappeggi e i bordi che lo accompagnavano, oggi conservati al Museo della Sindone, e si convenne di conservare il sacro lenzuolo disteso, in una apposita teca “tecnologica” con i relativi sistemi di compensazione pressoria, gas inerte e suo condizionamento, sistemi di controllo di tutto l'impianto. Si tratta dell'ambiente in cui si trova attualmente, nella Cappella del Duomo torinese, dove oggi è conservata.

Il secondo incendio che mise a rischio la Sindone avvenne la notte dell’11 aprile 1997. L’incendio si sviluppò all’interno della cappella del Guarini, dove erano in lato corso lavori di restauro, devastandola, incendio che successivamente si estese al torrione nord-ovest del Palazzo Reale distruggendo alcune decine di tele preziose. Fortunatamente la Sindone non fu direttamente interessata dall’incendio poiché non si trovava nell’altare barocco al centro della cappella, dove sarebbe andata sicuramente distrutta, ma, per consentire i lavori di restauro della Cappella, il 24 febbraio 1993 era stata trasferita provvisoriamente, insieme alla teca che la custodiva, al centro del coro della Cattedrale, dietro l’altare maggiore, protetta da una struttura di cristallo antiproiettile e antisfondamento appositamente costruita.

Pur non essendo la Sindone e la sua teca interessate dal fuoco dell’incendio, nel corso di quella notte fu deciso di rompere la struttura di cristallo e di portare via la Sindone, onde evitare sia i rischi di un crollo anche solo parziale della cupola della Cappella, sia i possibili danni provocati dall’acqua degli idranti usati dai vigili del fuoco. I lavori di restauro sono ancora oggi in corso, quindi non è possibile ammirare l’interno di uno dei capolavori più importanti del barocco italiano.

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L’incarico del progetto della Basilica fu affidato da don Bosco, nel 1864, all’architetto Antonio Spezia e il 9 giugno 1868 la nuova Basilica fu consacrata.

L’edificio ha una facciata neo-palladiana, che ricorda quella di San Giorgio a Venezia, opera del Palladio. Facciata fiancheggiata da due campanili arretrati e voltati con ai vertici due statue dorate di angeli.

La chiesa ha una pianta a croce latina, all’incrocio fra l’unica navata e il transetto s’innalza la cupola costruita da don Bosco e ornata dalla statua dorata della Madonna opera di Camillo Boggio.

La cupola fu fatta decorare dal successore di don Bosco don Michele Rua (1890-1891). Il grandioso affresco è opera del pittore Giuseppe Rollini (1842-1904) exallievo di don Bosco.

Al centro dell’affresco è rappresentato il trionfo e la gloria dell'Ausiliatrice in cielo: la Madonna siede in trono e tiene ritto sulle ginocchia il Bambino; su di lei la maestosa figura del Padre e la colomba simbolo dello Spirito; intorno voli di angeli ed arcangeli e le schiere dei beati; accanto al trono di Maria san Giuseppe e, un po' discosto verso destra, i santi Francesco di Sales, Carlo Borromeo, Luigi Gonzaga, Filippo Neri ed altri.

Nella parte inferiore della cupola è raffigurato don Bosco in mezzo ai suoi figli: sulla destra, mons. Cagliero con un gruppo di Patàgoni, le Figlie di Maria Ausiliatrice e i Salesiani missionari che catechizzano; a sinistra di don Bosco i salesiani con le loro opere per studenti ed artigiani. Più a sinistra sono rappresentati gli ordini religiosi dei Trinitari e dei Mercedari.

Nella parte della cupola che è di fronte al trono dell'Ausiliatrice un gruppo di angeli sostiene un arazzo rappresentante la battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571), accanto al quale stanno, a destra, il papa Pio V e i capitani delle armate cristiane; a sinistra il re polacco Giovanni Sobieski, liberatore di Vienna dall'assedio dei Turchi (1683). L'ultimo gruppo che completa la decorazione e chiude l'anello raffigura Pio VII con la Bolla di istituzione della festa di Maria Auxilium Christianorum (1815).

Nei quattro pennacchi che sorreggono la cupola il Rollini ha dipinto i Dottori della Chiesa sant'Ambrogio e sant'Agostino (Chiesa latina), sant'Atanasio e san Giovanni Crisostomo (Chiesa orientale).

Lettura spirituale: «il campo dei sogni»

La cupola della Basilica richiama il cuore di Valdocco e della Famiglia Salesiana; è la chiesa madre da cui sono partiti, nel 1875, i primi missionari salesiani e ancora, ogni anno, partono per tutto il mondo. Don Bosco la volle come centro irradiante della devozione alla Madonna.

In un sogno mandatogli dal Signore nel 1844, don Bosco vide questo Santuario.

Racconta: «Una pastorella mi invitò a guardare. Vidi un campo seminato a meliga e patate. "Guarda un'altra volta", mi disse. Guardai e vidi una stupenda e alta chiesa. Nell'interno c'era una grande fascia bianca, su cui era scritto: «Qui è la mia casa, di qui uscirà la mia gloria».

Don Bosco tenne d'occhio il campo seminato a granturco e patate. Lo aveva riconosciuto proprio al di là del muro che circondava il suo Oratorio. Lo ribattezzò «il campo dei sogni».

Corrispondeva al terreno dove oggi sorge la Basilica. Nel 1862, don Bosco disse al suo giovane prete Giovanni Cagliero: «La Madonna vuole che la onoriamo sotto il titolo "Maria Aiuto dei Cristiani". I tempi corrono tristi, e abbiamo proprio bisogno che la Vergine Santa ci aiuti a difendere la fede cristiana.

Costruiremo quindi una chiesa grandiosa e degna della Vergine».

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